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Famiglia

C’era, però, il 16 maggio 1970 quando sono arrivato dieci anni dopo di lui.
Con me ha voluto dire subito la sua: ha scelto il nome.
Mamma e papà volevano una sorellina perché la coppia “tira” ma sono comparso io, una bestiolina di quasi cinque chilogrammi.
Prima hanno dovuto abbandonare il sogno di avere una bambina, poi quello di chiamare Luca il secondogenito.
Il mio nome infatti doveva cominciare con la “L”, come per Luciano ma lui, a dieci anni, stregato da un amichetto poco più grande di nome Marco e perplesso sulla finale “A” del nome Luca, non ha voluto sentire ragioni.
«Marco, chiamiamolo Marco.»
È così, neanche il tempo di lanciare il primo vagito ed ecco che già interrompo la storica tradizione familiare della doppia “L”.
Qualche pregio, però, me lo hanno riconosciuto subito: appena nato sono talmente cicciottello che le infermiere mi portano in giro come un trofeo. Mamma Rina dice che sono bellissimo ma è anche un po’ gelosa di tutte queste attenzioni che ricevo. Penso solo a mangiare e dormire e Luciano impazzisce per le mie guance e mostra la foto a tutti gli amici.
Non è poi così male essere il piccolo di casa.
In famiglia siamo io, mamma, papà, Luciano e la nonna Ermelina. Papà fa l’ambulante, la mamma
lo aiuta e per arrotondare gestiscono la balera nel fine settimana, visto che la musica è da sempre la
loro grande passione.
Da piccolo Giovanni voleva studiare il violino, Rina invece adorava cantare.